Philip Island

Dove la velocità incontra l’oceano e il vento sfida i piloti. Con il GP d’Australia 2026 si chiude un capitolo della MotoGP: dal 2027 il Mondiale si trasferisce ad Adelaide, lasciando sull’isola un pezzo della sua anima.

Un addio che pesa

Ci sono circuiti che entrano nel calendario e altri che entrano nella storia. Phillip Island appartiene alla seconda categoria. Con il Gran Premio dell’ottobre 2026, la MotoGP saluta uno dei suoi palcoscenici più iconici: dal 2027 si correrà sul circuito cittadino di Adelaide, con un accordo di sei anni.

Si chiude un capitolo iniziato nel 1989 e diventato appuntamento fisso dal 1997. Ma parlare di semplice cambio di sede sarebbe riduttivo: Phillip Island è un luogo capace di mettere alla prova i campioni e trasformare una gara in un ricordo indelebile. Per chi ha vissuto il paddock e visto le moto lanciarsi verso l’oceano, questo addio ha il sapore delle grandi storie che arrivano all’ultima pagina, e che nessuno vorrebbe davvero chiudere.

Dove il verde incontra l’oceano

A Phillip Island la natura non fa da cornice: è parte della pista. L’asfalto si snoda su un promontorio affacciato sullo Stretto di Bass, tra prati verdissimi, scogliere e un mare che cambia colore con le nuvole.

Il vento arriva dall’oceano senza chiedere permesso e scompiglia gli equilibri. I gabbiani sorvolano il circuito, a volte attraversando le traiettorie delle moto, e al tramonto i piccoli pinguini tornano a riva. È un fascino irripetibile: un attimo prima si è immersi nella tensione della gara, un attimo dopo lo sguardo si perde sull’oceano. Nessun circuito cittadino potrà replicarlo.

Una pista per chi osa

Phillip Island non concede pause. È veloce, fluida, tecnica: dalla Doohan Corner alla Southern Loop, fino alla difficile Lukey Heights, ogni tratto richiede sensibilità, fiducia nella moto e capacità di leggere la pista. Non basta essere veloci, bisogna esserlo nel modo giusto, mantenendo il ritmo anche quando il vento cambia le carte in tavola.

Lo dicono i numeri: Casey Stoner, idolo di casa, ha vinto qui sei volte consecutive nella classe regina, Marc Márquez cinque. E c’è il 2015, con il duello a quattro deciso all’ultima curva. Persino un gabbiano finì nella cronaca, colpito da Andrea Iannone durante la corsa.

2025, l’isola si tinge di Aprilia

Per Aprilia, Phillip Island avrà sempre un posto speciale. Nel 2025 Marco Bezzecchi ha vinto la Sprint con l’Aprilia Racing; il giorno dopo Raúl Fernández, su Aprilia del team Trackhouse, ha conquistato il suo primo successo in MotoGP. Una doppietta piena, Sprint e Gran Premio, sulla pista che forse più di ogni altra separa il talento dalla fortuna.

Più che una vittoria, la fotografia di un percorso collettivo: tecnici, ingegneri, staff medico e tutte le persone che, lontano dai riflettori, costruiscono ogni risultato. Lo stesso Fernández ha raccontato di amare questo circuito ben oltre il ricordo del suo primo trionfo.

2026, l’ultimo saluto lo decide il cielo

L’isola ha voluto congedarsi a modo suo, quasi imbronciata. Dopo un venerdì di sole, la pioggia è arrivata il sabato mattina e non se n’è più andata. Márquez ha firmato l’ultima pole e vinto l’ultima Sprint disputata a Phillip Island.

La domenica, però, il cielo ha presentato il conto: pioggia battente, visibilità ridotta, Gran Premio cancellato. Niente partenza, niente duelli, niente bandiera a scacchi. Un finale amaro, quasi beffardo, ma coerente con un luogo dove il meteo non è mai stato una semplice variabile e la natura ha sempre avuto l’ultima parola. Il capitolo si chiude non con una vittoria da celebrare, ma con il rumore della pioggia sull’asfalto.

Ciò che resta

È giusto guardare avanti: Adelaide porterà nuove sfide e nuove storie. Ma alcuni luoghi non si sostituiscono, si ricordano. Resteranno il vento sul rettilineo, il verde che scende verso il mare, le staccate al limite e le vittorie che hanno fatto la storia. Per noi di Aprilia resterà anche quel fine settimana d’ottobre 2025, con la doppietta e il primo gradino del podio.

Ma ci sono ricordi più personali. A me resterà la scoperta, il primo anno, di un luogo diventato poco a poco familiare: le passeggiate nel circuito, il paddock, i silenzi di certe ore e quella sera con un amico, fermi a guardare un tramonto incredibile. Per qualche minuto tutto il resto sembrava lontano: le moto, il lavoro, la frenesia del weekend di gara. C’erano solo il cielo, il mare e la bellezza di essere lì.

E poi le piccole abitudini: Rhyll Haven, dove ci sentivamo a casa, e quella stupenda cantina a trecento metri, dove il mercoledì ci ritrovavamo a pranzo prima che cominciasse il weekend. Forse è questo che rende l’addio più difficile: non solo non vedere più la MotoGP su quella pista, ma sapere che non torneremo negli stessi posti con la stessa naturalezza, e che quei tramonti, pur restando nella memoria, avranno un sapore diverso.

Le corse finiscono, i circuiti cambiano, le stagioni passano. Ma certi luoghi diventano parte della nostra storia personale. Phillip Island è stata tutto questo: una pista leggendaria, un paesaggio straordinario, un luogo di lavoro e, alla fine, anche un po’ casa.

Grazie, Phillip Island. Per le gare, per le emozioni e per tutti quei momenti che nessuna bandiera a scacchi potrà mai chiudere davvero.

Franco Perona
Chief Medical Officer
Lifenet Healthcare

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